20080120

Jacknet: quel che resta della realtà!

Se le nostre domande hanno voglia di fare a pugni, facciamo in modo che sia Matrix ad uscirne con le ossa rotte.
(detto Zionita)

Quel che resta della realtà sono i suoi resti, tutto ciò di cui ci cibiamo. Per questo ci meritiamo quello che siamo; ovvero, ciò che mangiamo!
E mangiamo noi stessi, i nostri fratelli, la nostra terra, conditi e cotti dalle nostre idee realizzate.

Adesso, in ciò che segue, scriverò ad alta voce; non vogliatemene pei salti di logica, soffrendo di una leggera vertiginite i salti ci sono, ma non riesco a farne la rima; dunque, salti non alti!

La prima cosa che mi viene in mente per determinare il marciume e l'insensibilità della nostra tanto decantata "Civiltà evoluta" è la TV, non il media in sé, ma i giochi che vengono "ideati" per "intrattenere il pubblico a casa": torte in faccia, uva pestata, piscine di latte... In un mondo in cui sono milioni a morire di fame la fame viene mutuata a passatempo... Ad ogni risata degli autori di programmi TV, ad ogni risata dei conduttori, ad ogni risata dei concorrenti, ad ogni risata degli addetti ai lavori, ad ogni risata del pubblico presente e di quello a casa, ad ogni risata legata al cibo-giocattolo muore un individuo: una donna, un anziano, un bambino. Individui la cui ricchezza è lasciata fagocitare dalla terra senza che ce ne lasci traccia! Della sua realtà non resta alcunché.
Ridete al "cibo in TV", perché è l'uccisore di un mondo umano (un essere umano)!

Mi sono buttato.
... Stando statuario stizzo...
E mi sono lasciato travolgere dello spazio.
E mi sono lasciato andare a Tuttolandia! Penso e non penso, mi dico e non mi dico...  che se posso penso e se riesco dico. Trallallerò, e tra le varie idee su fumetti e novelle, qualcosa guarderò dalla finestra e oltre me stesso metterò al corrente di sporadiche opinini della corrente.
Mi sono corretto, e mi sono scorretto, e scollegato scrivo alla Rete...

"Benvenute, fanciulle... benvenute dove il male moltiplica esponenzialmente le sue azioni... Benvenute, dove il bene è ciò che si fa...
Acci... si sente che sono in un periodo tutt'altro che felice...
Perdonatemi questi saluti un po' ambigui, tendenzialmente cinici..."
Bè, questo alibi non ce l'ho; niente del genere mi scuote il petto per farvi sentire tranquilli, senza colpe!

Quale parallelismo mi spinge a parlare di cibo/spreco, di civiltà/condivisione sto parlando di un parallelismo? Prediligo gli increcci, bramo gli abbracci. Ma focalizziamoci sul parallelismo, e lo nomino Rete/Vita/Vita/Rete... Lo battezzo con l'acqua dell'assioma: Ciò che do alla Rete risulta ciò che dò alla Vita/cio che dò nella Rete è ciò che dò nella Vita...
È così? Per lo più, no – se leggo bene tra i bit. Percepisco questo autoconvincimento: Mi vesto di WWW e mi credo Superman, Clark Kent, Kal'El, poiché nella realtà non sono nessuno dei tre?
Manca ciò che John BERRY scrisse nell'ETHNICITY AND CULTURE IN CANADA [CA. 1994. University of Toronto Press], ovvero che "occorre far emergere due punti necessari per produrre una coesistenza armonica: l'identità e la comunicazione".
Se non sono me stesso cosa sono a fare, in qualunque luogo scelga di essere qualcosa/qualcuno?

Ogni luogo della Rete, per quanto ampio sia, ha dei confini e questi sono "dettati" dal numero di chi attraversa, chi passeggia per le vie, i vicoli, i cortili di quel luogo.
Filosofeggiando con le dita, a denti stretti, con un filo d'erba, improvvisando un motivo... filosofeggiando tra la nebbia, sul fiume, davanti a un camino... Filosofeggiando in solitudine con gli astanti cantando o a bocca chiusa... Filosofeggiare è parlare con te, mio compagno di Terra. A te io parlo e canto e fischio e condivido, a te, mio consorte di sentiero, di crocevia, di locanda, di focolare.
Ci sono viaggiatori che attraverseranno il crocevia come luogo di ristoro e/o come turisti, altri viaggiatori lasceranno il proprio pensiero in questo nodo della Rete perché da loro vissuto come Locanda quella Locanda che è lo snodo degli Antichi Crocevia.
Vestire il ruolo di locatari e locandieri e viaggiatori e... idee, questo è vivere ogni traguardo. Da solo restando in coro; in sinfonia, rimanendo voce unica.
Così Vive La Filosofia, altrimenti cosa potrebbe mai restarci della realtà su cui teniamo gli occhi?
Quella che fa le fusa sulla nostra anima non può lasciarsi; sfortunatamente, spesso ritenuta solo un suono lontano tanto da confonderci sull'identità dell'anima, del pensiero, della mente. Per me, non tre cose, bensì Una!

La mia realtà resta perché mi vede sole e colline e mare. Non tre identità, bensì un'unica Stagioni!

Dunque, vi dono – che ce l'abbiate con me o no a conclusa mai concludente mia rosa della danza!

«Mi contraddico? Sicuro.» 
«Mi contraddico, forse?»
«Perchè te ne meravigli? Non siamo noi forse i figli del dubbio e dello spergiuro?» 
«Ebbene mi contraddico»
«Non sai (Mistero giocondo!) che la contraddizione è l'anima del mondo?»
«(sono vasto, contengo moltitudini)»


Io ho scritto, UNA RISATA SEPPELLIRà LA MORTE - il mio Jackind ha errato, con:

Noi No [OLTRE. IT. 1990. Claudio BAGLIONI]
M'Arrifriscu M'Arricriu [download. IT. 2009. QBETA]*



«Mi Contraddico?» [LE RIME DELLA SELVA. IT. 1906. Arturo GRAF]
One's-Self I Sing [LEAVES OF GRASS. USA. 1855. Walter WHITMAN Canto di me stesso. Foglie d'erba. It/RUSCONI. 19xx. Traduttore: Xxx XXX]



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